Spettacoli

TERAMO - Aula Magna Università degli Studi di Teramo
Martedì 10 novembre 2026 ore 20:30
Violante Placido

Marylin

di Salvatore Sito
regia Salvatore Sito
Compagnia della Corona, Teatro Fanin, Orchestra Fondazione Pavarotti

MARILYN è un progetto di forte identità autoriale che coniuga rigore drammaturgico, scrittura scenica contemporanea e musica dal vivo, sostenuto dalla presenza di un’interprete di rilievo internazionale come Violante Placido. Non un’operazione biografica, ma un dispositivo teatrale capace di attivare una riflessione sullo statuto dell’immagine, sulla costruzione dell’identità e sul rapporto tra performer e spettatore. Uno spettacolo pensato per contesti che privilegiano qualità, riconoscibilità e profondità artistica, con un alto potenziale di dialogo con il pubblico contemporaneo. Nel 2026, inoltre, ricorre il centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson Baker, in arte Marilyn Monroe.

 
BREVE SINOSSI
Nel minuto che precede la fine della sua vita, il tempo si dilata fino a diventare materia scenica. Marilyn rimane sospesa in un istante che si frantuma, si moltiplica, si trasforma. In questo spazio liminale icona e persona si sovrappongono fino a diventare indistinguibili, al punto da confondere in modo quasi impercettibile il linguaggio tra spontaneità e citazione.
Non si tratta di racconto, ma presenza: un corpo che attraversa memoria, musica e immaginario collettivo per rimanere, una volta e per sempre, obiettivo di ogni sguardo. L’opera si realizza alternando spontaneamente i suoi più grandi successi a numeri originali di teatro musicale, mediante i quali si sviluppano le dinamiche emotive attraverso un tessuto che intreccia fascino, icona e vita vera.

CONCEPT
Il lavoro si configura come un atto performativo sulla solitudine dell’icona e sulla natura dello sguardo. La scena diventa uno spazio mentale, attraversato da una temporalità sospesa e da un continuo slittamento identitario. Il fulcro è il conflitto tra Norma Jeane e Marilyn Monroe: tra esistenza e rappresentazione, tra bisogno e costruzione. La musica non interviene come elemento puramente estetico, ma per sviluppare la progressione drammaturgica. Il dispositivo scenico lavora per sottrazione, accompagnando lo spettatore in un percorso tra esaltazione a necessità.