Spettacoli

TERAMO - Aula Magna Università degli Studi di Teramo
Sabato 20 febbraio 2027 ore 20:30
Giorgio Marchesi, Deniz Ozdogan

23 ore e mezza

di Carey Crim
regia Davide Sacco
Teatro e Società srl

Sinossi
"23 Ore e mezza" è un dramma contemporaneo ambientato in una piccola comunità americana del Midwest. La vicenda segue Leigh Hodges, moglie di Tom, insegnante di teatro molto stimato che, dopo la condanna per una relazione/condotta sessuale illecita con una studentessa minorenne (la "Giulietta" dello spettacolo scolastico), torna a casa dopo aver scontato la pena. Leigh prova a tenere insieme la famiglia e a proteggere il figlio adolescente Nicholas, mentre attorno a loro la comunità si spacca tra chi crede all'innocenza di Tom e chi lo considera colpevole senza appello.
Tra pressioni sociali, giudizio pubblico e fratture intime, la pièce mette in scena una domanda dolorosa: che prezzo ha restare uniti quando tutto crolla? Il titolo allude proprio alla condizione di Leigh, che si aggrappa alla fiducia nel marito "quasi" ogni giorno… ma resta sempre quella mezz'ora di dubbio capace di cambiare tutto.

Note di regia
E poi ci sono storie che scavano nella crepa tra i fatti e la percezione che abbiamo di essi. Questo spettacolo vive esattamente lì: in quella frattura instabile dove il punto di vista cambia continuamente e, con esso, cambia anche la verità.
Mi interessa costruire un mondo-trappola. Uno spazio apparentemente quotidiano, familiare, rassicurante, che lentamente si deforma sotto gli occhi dello spettatore. Una casa che diventa tribunale, gabbia, memoria, campo di battaglia. Ogni personaggio porta con sé una versione plausibile della realtà, e nessuno — forse nemmeno loro stessi — possiede davvero tutta la verità.
Il cuore della messinscena sarà proprio questo continuo slittamento percettivo: chi osserva chi? Chi giudica? Chi viene assolto? E soprattutto: quanto siamo disposti a modificare il nostro sguardo quando l'affetto entra in conflitto con il dubbio?
Immagino la scena come un luogo di combattimento ma anche di incontro. Un perimetro emotivo dal quale è impossibile uscire indenni. I personaggi si affrontano, si sfiorano, si amano, si accusano, si proteggono. Ogni dialogo è un round. Ogni silenzio è una presa. Ogni parola può diventare un colpo o una richiesta disperata di salvezza.
In questo spazio, Giorgio Marchesi e Deniz Ozdogan daranno corpo a una relazione che non cerca mai la semplificazione. Mi interessa lavorare sulla loro capacità di stare contemporaneamente dentro l'intimità e dentro il conflitto, dentro il desiderio di credere e la paura di aver sbagliato tutto. I loro personaggi si muovono su un terreno che cede continuamente sotto i piedi, e proprio per questo ogni gesto quotidiano — una carezza, una distanza, un bicchiere versato, un silenzio — assume un peso enorme.
Vorrei che il pubblico si sentisse coinvolto non come giudice, ma come parte integrante di questa vertigine. Perché lo spettacolo non ci chiede soltanto cosa sia accaduto davvero. Ci chiede qualcosa di molto più scomodo: quanto le nostre convinzioni dipendano dal luogo da cui stiamo guardando.
E forse, alla fine, il teatro serve anche a questo: entrare in un ring umano dove le ragioni si scontrano, le certezze vacillano e l'unica cosa impossibile è restare neutrali.
Davide Sacco