di Hanif Kureish
regia Franco Però
Produzione Tieffe Teatro, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - Il Rossetti, Teatro delle Città di Catania
Quando scende la notte di Hanif Kureishi, uno degli autori più acuti e provocatori della scena contemporanea, con Stefania Rocca e Franco Castellano e la regia di Franco Però, racconta l’incontro tra Jane e il suo patrigno Cecil, dopo anni di distanza e silenzio. Jane ha cercato di lasciarsi quell’uomo alle spalle, ma Cecil ha segnato profondamente la sua infanzia, vivendo con lei e suo fratello in una famiglia fragile.
Tutto accade in un tempo sospeso, poco più di un’ora, prima che cali la notte. In questo breve intervallo si consuma un confronto serrato, attraversato da ferocia, malinconia e da una sottile, involontaria comicità. Due vite agli antipodi, unite da un passato che riemerge e si trasforma. I ricordi si incrinano, si contraddicono, mescolando violenza e tenerezza, dolore e nostalgia. E se all’inizio i ruoli sembrano netti, vittima e carnefice, vincente e perdente, con l’avanzare della notte tutto si incrina: i confini si sfumano, le certezze vacillano, e affiora un legame più profondo e ambiguo di quanto entrambi fossero pronti ad ammettere.
Note di regia di Franco Però
Quando scende la notte racconta la storia di una figliastra, Jane, che va a incontrare il patrigno dopo averne cancellato il ricordo per molti anni. Lui, Cecil, ha vissuto con Jane e il fratello fin da quando erano ragazzini e il suo ruolo, anche a causa di una figura materna debole e assente, si è spinto troppe volte oltre il lecito. Che cosa vuole Jane, ora ricca vedova di un noto regista cinematografico, da quell’anziano, volgare e malandato autista di autobus, ex sindacalista? Le domande che oggi la donna si pone possono trovare risposta solo nell’incontro con il patrigno, con quest’uomo che ha segnato in modo decisivo i suoi anni di crescita. Ma dopo il riaffiorare di ricordi dolceamari, tra piccole schermaglie, è il lato oscuro dell’uomo a emergere con prepotenza. E quel fare i conti con un passato di violenza e sopraffazione porta in scena anche un coltello, che Jane tiene nascosto nella borsa. Voleva arrivare all’omicidio? Forse sì, perché quella parte della sua vita la ricordava come un inferno… o voleva ricordarla come tale? Il patrigno, invece, di quegli anni fa rivivere l’intero spettro dei colori, la tenerezza accanto alla violenza, il dolore accanto alla gioia. Entrambi, quella sera, stanno giocando ed entrambi mentono, seppure in modo diverso: Jane mente inconsciamente, perché i conti con sé stessa non li ha ancora fatti; Cecil mente consapevolmente, perché è convinto che non esista una sola verità, un solo modo di guardare ai fatti della vita, a ciò che facciamo. Jane, in questo momento, ha ripreso a dipingere e sta preparando una mostra di ritratti. Cecil le chiede di farne uno a lui e la donna si mette a disegnare quel patrigno che, in modo quasi ridicolo, si mette in posa come un modello. Un legame forse più forte di quanto entrambi potessero immaginare viene alla luce in questa sera, le cui ombre rendono fluidi i confini tra vittima e carnefice.
Kureishi mette in scena due personaggi, ma attraverso di loro ne vivono molti altri: la madre, il fratello, il marito e la figlia di Jane. Per frammenti, tutta la vita di questa sgangherata famiglia attraversa la scena. E non è Jane a evocarla, come ci si aspetterebbe, lei che è venuta a chiedere il perché del proprio malessere, ma è Cecil che, tra ricordi, domande e risposte, apre continuamente squarci sul passato e sul presente. Sembra un uomo che ha lasciato alle spalle le battaglie sindacali, gli impegni, ogni interesse per gli altri: restano solo birre, libri e pochi amici. Ma all’improvviso questo uomo trasandato si rivela sottile, talvolta crudele nelle sue analisi della vita in comune, senza risparmiare nulla a ciascun membro della famiglia, arrivando persino alla violenza fisica. Talvolta appare come una sorta di brutale psicologo. Lo fa per costringere Jane a confrontarsi con la complessità e la crudeltà dei rapporti umani, impedendole di restare solo nella posizione di vittima? O lo fa per salvarsi, perché ha capito che questa figliastra, o figlia, potrebbe davvero ucciderlo, e allora mette in gioco la sua abilità nel recitare ancora il ruolo di Padre Padrone? Esiste una sola verità? Esistono davvero una vittima e un carnefice su quel palco? Jane ha subito violenze, certo, ma è anche una donna che ha costruito una posizione solida e invidiabile. Kureishi prende le vite di questi due personaggi e le rimescola continuamente, per impedirci di giudicare e scegliere da che parte stare. Non è questo l’importante, sembra dirci: per andare avanti e non soccombere, la strada è un’altra, quella del comprendere e farsene carico.
JANE
…Prima sei apparso come un fantasma, e poi sei diventato sempre più reale: gli occhi, il viso, le dita, il tuo corpo che voleva a tutti i costi penetrare la mia mente…
CECIL
…Imparavi in fretta… Quando ti portavo in giro per Londra, assimilavi tutto. Musei, gallerie d’arte, teatri… Quante cose abbiamo visto insieme… Prima di allora non avevo mai pensato che una persona potesse essere così avida di sapere, così presa da te…
L’ Autore
Hanif Kureishi, 71 anni, è un drammaturgo, sceneggiatore e scrittore britannico, nato nel 1954 da padre pakistano e madre inglese. Considerato una delle voci più incisive della letteratura contemporanea, The Times lo ha inserito tra i 50 più grandi scrittori britannici dal 1945. La sua opera attraversa identità, desiderio, solitudine e conflitto culturale con uno sguardo ironico, lucido e profondamente umano. Autore capace di muoversi con forza tra narrativa, teatro e cinema, Kureishi indaga il lato notturno dell’esistenza: quel territorio interiore dove le certezze vacillano e le emozioni si rivelano senza difese. I suoi personaggi vivono sulle crepe dell’intimità – amori irrisolti, dipendenze, ossessioni, paure – e cercano, tra le ombre, una forma di verità. In Quando scende la notte ritroviamo la sua firma più riconoscibile: una scrittura che mette a nudo le zone d’ombra delle relazioni e il bisogno disperato di essere visti. La notte, in Kureishi, non è solo un tempo: è un luogo dell’anima, dove ciascuno è chiamato a fare i conti con ciò che tenta di nascondere.